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Ancora una volta la natura ha colpito

Formare e addestrare i cittadini a fronteggiare i disastri ambientali

Una riflessione a margine delle inondazioni in Liguria

di Francesco Naviglio[1]

Ancora una volta la natura ha colpito alcune zone del nostro territorio portando morte e distruzione e mettendo in tragica evidenza l’inadeguatezza delle misure di prevenzione e il dissesto ambientale e urbanistico che fungono da cassa di risonanza degli eventi climatici. Pur valutando come eccezionali gli eventi atmosferici di questi giorni non si può non sottolineare che la mancata manutenzione delle fogne, la presenza di alvei di torrenti senza adeguati sbocchi per possibili inondazioni, lottizzazioni senza piani di salvaguardia ambientale realizzati in barba a qualsiasi norma di prevenzione e tutela dell’ambiente hanno determinato una moltiplicazione degli effetti dannosi.

I fenomeni sono stati oltre  ogni previsione, distanti solo una settimana uno dall’altro cosa che non ha permesso adeguate riflessioni. Tutto vero, ma su un punto occorre riflettere e discutere: il comportamento delle persone coinvolte.

Le immagini trasmesse dalle televisioni in questi giorni e l’approfondimento degli eventi che hanno determinato la morte di tante persone fanno balzare agli occhi l’evidenza di comportamenti o, addirittura, la completa inadeguatezza della maggior parte delle persone a fronteggiare gli eventi atmosferici e le loro conseguenze.

Da tale constatazione non si può che dedurre che molte morti sarebbe potute essere evitate se la popolazione, e con essa le singole persone, fosse stata oltre che informata anche formata e addestrata ad affrontare alcune tipologie di calamità naturali collegate al territorio in cui vive.

Al di là degli allarmi della protezione civile e degli allerta meteo, ritengo che sia ormai tempo di realizzare iniziative concrete di prevenzione a favore degli abitanti di zone a rischio che dovrebbero essere precedute da una mappatura dei possibili pericoli e dei rischi connessi alle diverse e specifiche tipologie del territorio.

Insieme alle  mappature dei pericoli dei territori dovrebbero essere avviate anche  iniziative di formazione e addestramento della popolazione residente che inducano comportamenti adeguati ai rischi individuati, fornendo alle autorità competenti indicazioni su quali iniziative assumere in relazione alla possibilità che tali rischi si concretizzino.

Questo  tipo di formazione/addestramento dovrebbe essere erogata alla popolazione fin dall’età scolastica e mantenuta attiva, con periodici aggiornamenti, secondo le metodologie del longlife learning integrandola periodicamente con esercitazioni che ne testino la efficacia.

Ormai, parlando di salute e sicurezza dei luoghi di lavoro, si è tutti concordi che il comportamento umano influisce per quasi il 90% sulle cause degli infortuni sul lavoro e tale consapevolezza determina i contenuti della maggior parte degli interventi formativi  e l’adozione delle misure preventive. La previsione del pericolo e del possibile rischio permettono di indicare ai lavoratori i comportamenti e gli atteggiamenti da assumere, formandoli a prevenire gli infortuni.

Quanto fatto per la salute e sicurezza dei lavoratori tramite le attività di prevenzione e la messa in sicurezza degli impianti  ma anche mediante una poderosa attività di formazione, che ha portato  ad una drastica riduzione degli infortuni, dovrebbe essere replicato nell’ambito degli ambienti di vita così come indicato dalla Direttiva del Consiglio Europeo n. 89/391/CEE, del 12 giugno 1989, che individuava puntualmente la necessità di porre in atto azioni preventive che tutelassero i cittadini dai pericoli esistenti nei loro habitat di vita.

Tale azione dovrebbe essere in particolare realizzata per le popolazioni residenti nelle zone a più alto rischio di disastro idro-geologico e sismico.

Già nel 2009, a seguito del sisma dell’Aquila, Aifos aveva sviluppato un progetto nell’ambito della Protezione Civile con l’obiettivo di mettere a disposizione le professionalità dei propri soci per avviare un programma di formazione delle popolazioni delle zone a maggior rischio del territorio italiano.

Partendo dalla considerazione che i rischi degli ambienti di lavoro non sono i soli a minacciare la nostra integrità psico-fisica, quali esperti di formazione nel campo della sicurezza del lavoro si era ipotizzato di esportare tecniche, metodologie e contenuti nella formazione alla prevenzione dei pericoli presenti negli ambienti che identifichiamo come “di vita” in cui si annidano gran parte dei rischi che ognuno di noi deve essere in grado di fronteggiare in ogni istante della nostra vita.

Dai più palesi, l’ambiente urbano, stradale, naturale a quelli più nascosti e subdoli come i rischi dell’ambiente domestico che annualmente determinano un grande numero di incidenti spesso mortali.

Su questo versante, sino ad oggi e gli eventi di questi giorni ne sono una tragica testimonianza, poco si è fatto per diffondere una cultura della sicurezza e dell’integrità fisica valida per tutti quegli ambienti di vita che frequentiamo giornalmente.

Quel poco che è stato realizzato non ha visto un centro di governo e coordinamento tale che si potesse identificare un processo formativo che abbracciasse e contemplasse tutti i rischi presenti nei settori della vita quotidiana.

Si è proceduto in ordine sparso, facendo affidamento ad iniziative pregevoli ma isolate e sporadiche che si innestavano in alcuni processi senza avere una visione sistemica, integrata e di lungo periodo.

Ritengo che, invece, sia ormai giunto il momento di progettare un sistema di prevenzione a 360 gradi che sia in grado di tutelare l’individuo, alla stregua di una cintura di sicurezza, da tutti i pericoli provenienti dal mondo che lo circonda.

In tale sistema di tutela si dovrà prevedere una formazione che assuma l’onere di prendere in carico la persona dalla sua nascita e lo conduca lungo il suo percorso di vita sino alla sua conclusione, facendo in modo che sia la più naturale possibile.

Penso ad una formazione long-life che si incentri sulla “Cultura della salute e sicurezza dell’individuo” ponendo al centro della sua progettazione tutti gli ambienti di vita che il soggetto attraversa nel corso della sua vita.

Penso ad una formazione sulla sicurezza che diffonda i suoi principi e contenuti nell’ambito di qualsiasi contesto e ambiente in cui l’individuo si addentra; ad una formazione che, parlando di “cadute dall’alto”, contempli i luoghi di lavoro ma anche le escursioni in montagna; ad una formazione che trattando di evacuazione si riferisca ai luoghi di lavoro, ma anche a situazioni che possano interessare i condomini o i luoghi di spettacolo; ad una formazione che insegnando le tecniche antincendio spieghi come usarle anche negli ambienti di vita o in presenza di catastrofi naturali.

Penso ad una formazione come un “servizio civile” che non si limiti a prevenire unicamente i rischi presenti negli ambienti di lavoro ma, come sollecitato dalla comunità europea, preveda l’attuazione di politiche sistematiche di prevenzione in qualsiasi ambiente di vita. Una formazione che accompagni l’individuo “long-life” aggiornandogli continuamente la mappa dei rischi che lo circonda e fornendogli gli strumenti di autotutela.

Su questo progetto l’AIFOS è pronta a fare la sua parte mettendo a disposizione il know how formativo e metodologico e strumentale acquisito insieme alle professionalità e alle competenze dei professionisti associati su tutto il territorio nazionale.

Per le caratteristiche e le complessità sin qui esposte ma anche per gli obiettivi dichiarati, un programma formativo di tale dimensione non potrà non avere un notevole impatto sociale e necessiterà di un ampio schieramento di soggetti disposti a collaborare in sinergia tra di loro.

Nessuno potrà considerarsi detentore esclusivo dei saperi e delle capacità tecniche necessarie alla realizzazione di un obiettivo tanto ambizioso. Tutti i soggetti coinvolti dovranno apportare il loro contributo tecnico-scientifico-esperenziale con la dovuta umiltà di chi sa bene che i risultati di obiettivi ad alto valore etico e sociale si ottengono solo lavorando concretamente con uno spirito collaborativo e sinergico.

L’auspicio è di non dover più vedere immagini come quelle dell’alluvione di Genova dove in un centro abitato persone indifese e impaurite vagano nelle acque del torrente in piena senza sapere cosa fare e dove andare.

Brescia, 05 novembre 2011


[1] Segretario Generale di Aifos, Formatore e Sociologo dell’Organizzazione

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